I libri fanno parte della mia vita, potrei dire da sempre, senza millantare troppo. In questi giorni ne ho fatto una scorpacciata, in vista dell'inverno che vedo arrivare (questa è una citazione fin troppo chiara che il mio caro lettore "apostata" riconoscerà al volo...). Da settembre, poi, pare proprio che i libri diventeranno qualcosa di più che un piacere e uno strumento di lavoro. Ma ne riparlerò più avanti. Intanto posto qui le foto degli ultimi volumi entrati a far parte della mia biblioteca.
Libri acquistati al Libraccio di Milano
Libri acquistati alla festa "democratica" di Mezzago (spesa totale: 28,00 €)
Libri regalatimi da Marino Magliani, in occasione della mia visita a Prelà
Ecco cosa succede quando si cerca di prenotare un volo per Londra alle tre del mattino... Brutti gli incubi notturni. Soprattutto quando non svaniscono allo spuntare dell'alba!
Più correttamente dovrei intitolare questo post ratón de biblioteca, ma preferisco opossum perché quest'ultimo è un animale più simpatico e perché è uno dei nomignoli che ho affibbiato al mio figliolo. Giornata interlocutoria, oggi. Per così dire. Ho mandato la terza sfornata di proposte a Personaggio Letterario, che però non mi ha (ancora?) risposto. Per la terza o quarta volta ho inviato il curriculum all'Ikea e per la prima volta in assoluto sono entrato in un'agenzia di lavoro interinale. Ommadonna! Ho compilato il modulo con i miei dati (ben poche sono state le parti in cui ho potuto scrivere qualcosa) e l'ho consegnato all'impiegata. La ragazza mi pareva più titubante di me... Ma parliamo di libri: Gita al faro della Woolf l'ho incrociato diverse volte in questi giorni (in Viaggio a Finibusterrae di Antonio Errico e nell'articolo di Antonio Muñoz Molina su Babelia di sabato). L'Adriano di Mario Attilio Levi è per prepararmi alla mostra appena aperta al British Museum. Il romanzo di Ben Pastor Il ladro d'acqua parla della ricerca della tomba di Antinoo, amante dell'imperatore e l'ho trovato citato nella recensione della mostra apparsa sull'inserto estivo del Pais. La storia si apre nel palazzo di Diocleziano a Spalato, che tornerò a visitare tra qualche settimana. Gerusalemme perduta di Monika Bulaj e Paolo Rumiz volevo leggerlo da tanto e proprio ieri mi sono imbattuto in una citazione che me l'ha riportato alla memoria.
Ho trovato molto interessante l'articolo di M. A. Bastenier sul País del 16 luglio, intitolato El Mediterráneo según Sarkozy. Analizza il cambiamento di rotta della politica estera imposto dal nuovo presidente francese, in direzione opposta a quella seguita da De Gaulle. Per questo, secondo Bastenier, Sarkozy "quiere matar al padre". Metaforicamente, s'intende.
Così come Jac mi ha chiesto di uccidere il mio di "padre", ovvero l'innarrivabile maestro. Nel pezzo Parliamo di professioni (che io avevo intitolato "Sotto il segno del lenone"), pubblicato sul numero attualmente in edicola di Diario, ho cercato almeno di dare il meglio di me, ma ammazzare "quel" padre, proprio non me la sento (né credo di essere in grado di fare). Comunque mi sono meritato il "bravo" della professoressa Ronchey...
Al momento le mie energie sono tutte concentrate in un altro, ambizioso quanto difficilissimo, obiettivo: engañar a Labán.
Non ci crederete, ma mentre scattavo questa foto, una luna quasi piena transitava tra il campanile e la Cattedrale di Barcellona, esattamente sopra il mio alluce. Se non la vedete, è perché vi limitate a guardare il dito, dimenticandovi della luna...
Per i curiosi (spero non feticisti): il mio piede era appoggiato alla ringhiera del balconcino dell'hotel Colón.
Ieri sera ho visto al cinema Cous cous. Mi aspettavo di meglio. Non è che non mi sia piaciuto... Sicuramente sarebbe stato più godibile con una sforbiciata di una mezzora. Gli spettatori in sala esprimevano il fastidio per le tirate inesauribili dei personaggi femminili (la scena madre dello sfogo della cognata russa è stata micidiale: potrebbe essere usata come arma non convenzionale di tortura) commentando ad alta voce e sbuffando rumorosamente. Alla fine, comunque, mi è rimasta la voglia di cous cous (cuscusse, come dice la belva pelosa) e quindi stasera me lo sono cucinato. Con amore. Anche se ne ho fatta una sola porzione.
NB: la ciotola nella foto l'abbiamo comprata a Barcellona. E' già sbeccata e quindi ne cercherò un'altra domani o mercoledì, sperando di ricordarmi l'ubicazione del negozio.
Domani vado a Barcellona. Per puro scrupolo ho dato un'occhiata alle previsioni: davo per scontato di trovare sole e temperature molto alte. Purtroppo la consultazione di tre fonti diverse ha demolito la mia certezza, senza però fornirmene una nuova su cui fare affidamento. E ora che metto nella valigia? Sandali o stivali da pioggia??!!
dal sito di 3B Meteo
dal sito di Repubblica
dal sito del Corriere della Sera
PS: mia nonna diceva: Temp e cu fan chel ca vor lu.
Testina africana, questo messaggio in codice è solo per te. Sottovaluti le mie capacità informatiche! Dimentichi la mia lunga esperienza nel settore che mi ha portato a dominare la materia che per me non ha più segreti (mi resta giusto da capire a che serve il tasto "enter" e poi sono a posto...).
Ricordi le sere passate sul pezzo, io, te e il diavolo addormentato contro la parete? Beh, era meglio se andavamo in discodens: sarebbero stati soldi spesi meglio. E poi, testina, se mi trasformassi in mosca, volerei attorno alla Bellucci, mica mi spingerei nel continente nero da una che abbandona la scialuppa mentre affonda! Meno male che Napoleone tiene ancora la posizione. Vive l'Empereur!!! Ciao, testina!
Scandalo in Nuova Zelanda, alla Prime Television: durante la trasmissione di un porno appare un match di rugby. La tv si è giustificata parlando di "errore nella distribuzione del segnale". Nei minuti successivi all'improvviso cambio di programma i centralini sono stati sommersi dalle telefonate indignate dei telespettatori. Anche perché in Nuova Zelanda, se si parla di porno, non c'è rugby che tenga... Sospettato principale della gaffe, un tecnico in servizio a quell'ora che, inavvertitamente, ha messo "on air" lo spettacolo sbagliato.
Il mio figliolo non ha ancora capito che esistono parole terminanti in consonante. Così, per esempio, mi chiama Saule e dice cus cusse invece di "cus cus" (gli piace molto il cus cusse...). Ieri sera l'ho cucinato per lui e per le nostre due ospiti: l'avvocata e l'attrice in erba. Abbiamo parlato dei rispettivi lavori, di ex compagni di classe, di come va la vita. Ma soprattutto di teatro. Ovviamente io ho ribadito la mia insaziabile passione per il Giulio Cesare, raccontando le varie occasioni in cui ho potuto assistere a una rappresentazione di questa tragedia di Shakespeare. Qui sotto c'è un breve filmato della versione inscenata l'anno scorso ai Fori Imperiali.
Non ho ancora avuto modo di leggere con attenzione la nuova versione de El Viajero. Alla prima, superficiale, occhiata mi pare molto più curata graficamente. La copertina di questa settimana raffigura Tarifa, a cui collego gli albori della mia carriera (magari un giorno ne parlerò su questo blog). Ho visto che c'è un articolo su Matera e una pubblicità del Guatemala con il Lago di Atitlan, immortalato dallo stesso pontile scelto come soggetto dal collaboratore di ALIBI (Alessandro) che aveva scritto un pezzo proprio su Atitlan. Ah, che ricordi! In questi giorni stiamo valutando la meta - o le mete - delle ferie d'agosto. Nella mente ho Istanbul, Cipro, Salonicco, l'Estremadura e Parigi, in banca un conto che urla disperazione. Agli inizi del mese vorrei riuscire a fare un breve giro a Berlino per vedere alcune mostre. Oggi inizio a leggere la guida, ma so già che l'obiettivo del mio interesse è l'isola dei musei. Se avete consigli sulla città, scrivetemi. Muchas gracias.
Prima di inoltrarmi nella lettura delle pagine dedicate alla liberazione della Betancourt (uno degli argomenti del pranzo di ieri), mi sono letto l'Almuerzo con...David Miller, sindaco di Toronto. Che Almuerzo con... sia una delle mie rubriche preferite lo si intuisce già dal fatto che una delle etichette di Belpais è intitolata proprio così.
So molto poco di Toronto - non ci sono mai stato - ma le parole di Miller mi hanno acceso la lampadina dell'interesse e adesso m'impegno a trovare un blogger che voglia raccontare la città canadese per i lettori di ALIBI.
PS: per me il menu della caffetteria del Prado si merita qualcosa di più di "ni bien ni mal", anche se i prezzi sono un po' alti. E poi confesso il mio debole per le caffetterie dei musei: l'idea di sedersi a riposare, mangiare, pensare, osservare (e mille altre cose) a pochi metri da capolavori dell'arte solletica la mia immaginazione. Incollo qui sotto il mio almuerzo dopo la presentazione alla stampa della mostra su Goya (intravedete il bel catalogo), l'11 aprile di quest'anno. Qui invece potete leggere la recensione della mostra.
Giornata movimentata oggi. Ho cercato di dare una scossa alla mia carriera: vedremo con quali risultati. Ho pranzato con la redazione di Diario (all'ultima pagina del numero in edicola potete leggere un mio pezzo sul rapporto - indiretto? - tra belle gambe e disastri naturali); ho consegnato il prossimo pezzo sul delicato tema dei "magnaccia" (di strettissima attualità): temevo che lo svolgimento fosse andato fuori tema, invece ha incontrato l'approvazione del capo; ho ricevuto la gradita risposta della professoressa Ronchey (che ringrazio per i complimenti); ho contattato una collaboratrice del Pais e infine ho telefonato a Personaggio Letterario. Ma l'ho trovato indaffarato e quindi lo richiamerò domani.
Lo scorso 23 giugno un manipolo di studiosi è convenuto nella città dei Dogi, splendida anche sotto un sole africano, per contendersi la verità (ma “quid est veritas?”) sul quadro più enigmatico dell’arte occidentale: la Flagellazione di Piero della Francesca, esposta nel Palazzo Ducale di Urbino, pur non essendo destinata a questa sede (almeno su questo punto non paiono esserci dubbi). Non si sono rinserrati in una torre d’avorio, ma sono stati gentilmente ospitati dal Centro Tedesco di Studi Veneziani, a Palazzo Barbarigo della Terrazza, per dibattere pubblicamente di fronte a un folto uditorio di appassionati. Titolo dell’incontro: Due verità su un quadro? Recentissime indagini sulla Flagellazione di Cristo di Piero della Francesca, aperto omaggio all’ormai classico saggio di Carlo Ginzburg. A fare gli onori di casa è stato il direttore del Centro, Uwe Israel che presto ha passato la parola al professor Wolf a cui è stato affidato il ruolo di “gestire” quest’originale certamen intellettuale. Il professore ha voluto subito precisare che il suo ruolo (“il più noioso di tutti”) non sarebbe stato quello di giudice, bensì di arbitro. Gli avversari in campo erano Silvia Ronchey, bizantinista dell’Università di Siena, e Bernd Roeck, professore di storia moderna e contemporanea all’Università di Zurigo. Ciascuno dei due era spalleggiato da due “alfieri”, selezionati per sostenere la tesi del rispettivo “capitano”. Per la professoressa Ronchey sono scesi in campo (che gli dei del giornalismo chiudano un occhio, pietosi) Peter Schreiner, dell’Università di Colonia e Bert Treffers del Koninklijk Nederlands Instituut di Roma, mentre il prof. Roeck ha potuto fare affidamento sulle dotte osservazioni di Enrico Londei dell’Accademia di Belle Arti di Urbino e di Andreas Tönnesmann, dell’Eidgenössische Technische Hochschule di Zurigo. I due contendenti hanno brevemente riassunto la propria interpretazione, ricordandone i punti salienti, anche grazie all’ausilio di immagini. La professoressa Ronchey ha esordito domandosi il motivo dell’enigmaticità della tavola e individuando la risposta nella cancellazione (vera e propria damnatio memoriae) del millennio bizantino: undici secoli rimossi dalla memoria collettiva dell’Europa occidentale. Questa rimozione ha finito col rendere incomprensibili gesti, indumenti, fatti storici che invece erano ben presenti all’élite colta a cui appartenevano Piero della Francesca e il committente del quadro. Qui sotto si può vedere un breve passaggio del suo intervento.
Il professor Roeck invece ha individuato nella Legenda Aurea di Jacopo da Varagine il testo che permetterebbe di svelare l’identità dei personaggi dipinti, tra cui ci sarebbe Federico da Montefeltro nei panni di Pilato (in secondo piano) e di Giuda (in primo piano). Il duca urbinate sarebbe stato raffigurato come traditore perché mandante dell’omicidio del fratellastro Oddantonio, da individuare nel giovane biondo e scalzo. Nel breve filmato qui sotto, un passaggio del suo intervento.
Il professor Schreiner ha obiettato che il metodo di Roeck è debole: lo studioso di Zurigo prima “arresta” Federico da Montefeltro e poi cerca di dimostrarne la colpevolezza, proprio lo stesso procedimento debole che Roeck critica nel suo saggio (p. 14). È poi un sacrilegio l’analogia tra il martirio di Oddantonio e la passione di Cristo: sono due mondi totalmente imparagonabili. Per parte sua il professor Tönnesmann si è proposto come avvocato del quadro, non di uno dei due contendenti, osservando che il quadro non ha un centro: un miracolo per un’opera di quest’epoca. Ha inoltre consigliato maggiore cautela nelle interpretazioni ricordando che nessuno di noi ha gli occhi del Quattrocento. Per lui il quadro allude a una storia familiare e non a una vicenda internazionale. Da storico dell’arte il prof. Treffers ha commentato con un certo sarcasmo di aver udito spesso la parola “metodo”, ma di non aver sentito nulla che facesse pensare a un metodo. Andrebbe riportata in primo piano la flagellazione, la scena teologicamente più importante della tavola. Va inoltre tenuto presente il commento di Sant’Agostino al Salmo 2 che contiene le parole “Convenerunt in unum” e messa in evidenza l’esemplarità della flagellazione. Secondo la sua interpretazione anche i re, persino quelli Bizantini, devono comportarsi bene, accettando la sorte del Cristo. La Flagellazione di Piero sarebbe un manifesto religioso-politico, un messaggio a tutte le persone in qualche modo legate al committente, molto vicino al papa. Il monito morale era rivolto ai principi cristiani che dovevano capire il messaggio che l’opera di Piero promuoveva. Il prof. Londei ha accennato ai propri studi sulla scena raffigurata nella tavola: sarebbe Urbino che si trasforma in Gerusalemme. È possibile individuare la Piazza Maggiore della città, mentre il palazzo rosa sarebbe il Palazzo del Podestà e il campanile richiamerebbe quello della piccola chiesa romanica di Urbino. Il professore ha fatto notare inoltre la doppia illuminazione, quella della realtà, propria dell’emisfero boreale, e quella della divinità, impossibile per il nostro mondo. L’incontro è stato molto interessante, ma non è risultato decisivo, come c’era da aspettarsi. L’ultima parola sulla Flagellazione non è stata ancora detta. Chi scrive, del resto, non è neppure convinto – come è stato detto – che basterebbe l’individuazione del committente a chiarire l’enigma (o più correttamente: gli enigmi) dell’opera di Piero. Ma forse è meglio così: la ricerca è sempre più interessante e stimolante dei risultati che consegue.
PS: una fonte amica ci ha informati dell’incruento finale. Se la Tavola (la Flagellazione) ha diviso i contendenti, la tavola li ha ricomposti, trovandoli d’accordo sulla bontà delle granseole, piatto forte della cena.
Saul Stucchi
Due verità su un quadro? Recentissime indagini sulla Flagellazione di Cristo di Piero della Francesca
23 giugno 2008 Centro Tedesco di Studi Veneziani Palazzo Barbarigo della Terrazza San Polo 2765/A Venezia tel. 041.5206355 www.dszv.it
I libri:
Silvia Ronchey L’enigma di Piero. L’ultimo bizantino e la crociata fantasma nella rivelazione di un grande quadro Rizzoli
Bernd Roeck Piero della Francesca e l’assassino Bollati Boringhieri