sabato 15 agosto 2009

O Saùl, come in su la propria spada

Tanto per rimanere in tema di superbi, oggi è il compleanno di Napoleone. Io lo festeggerò mangiando una pizza in quel di Montescaglioso.

venerdì 14 agosto 2009

Più non dirò, e scuro so che parlo

Ecco come appariva la nostra situazione alle 19 di oggi.

E questa la situazione un'ora e sessanta chilometri dopo.

giovedì 13 agosto 2009

Nati a formar l'angelica farfalla

Che "siam vermi" l'abbiamo chiaro tutti, credo. Che pure siamo "nati a formar l'angelica farfalla", invece, temo che lo sappiano in pochi. Non voglio qui parlare di alta teologia, ma di bassa osteria. Dobbiamo ormai arrenderci alla dittatura del bicchiere di plastica? Ovunque, dalle Alpi al Salento, isole incluse? Anche nei parchi nazionali, come quello del Pollino? E trovare un panino fatto al momento, che non sappia di cartone o di nulla, è un'impresa necessariamente destinata al fallimento? Questi baristi della domenica non potrebbero aspirare ad altri lavori, magari anche più redditizi, e lasciare la nobile arte di accogliere e sfamare gli avventori a qualcuno di più preparato e soprattutto motivato? Che io sappia, esiste il divieto di fumo nei locali pubblici, non l'obbligo di infierire sul cliente.

mercoledì 12 agosto 2009

Tu se' omai al purgatorio giunto

Prosegue la risalita. Anche il viaggio pare lentamente indirizzarsi verso il binario giusto. Sto addirittura leggendo un libro, pratica che avevo quasi dimenticato.
PS: il segreto per far apparire le bolle è ripetere come un mantra "u monaco e a monaca"...

martedì 11 agosto 2009

Temp'era già che l'aere s'annerava

Questa vacanza non è partita col piede giusto e il nostro viaggio stenta a "decollare". Oggi sotto l'ombrellone discutevamo dell'influenza dell'effetto "Sardegna a giugno" sul nostro umore attuale. Non che la spiaggia fosse sovraffollata, ma il ricordo di quelle sarde ha avuto il previsto effetto deprimente. Non ha giovato la difficoltà di trovare un bar per mangiare qualcosa. Sembra che qui non sia molto diffusa l'usanza di pranzare fuori: i locali preferiscono portarsi il cibo da casa o tornarci direttamente. Rimangono soltanto pizzette di gomma e gelati confezionati. Abbiamo avuto fortuna a trovare un bar in centro (centro è una parola grossa). Non tanto per i panini, non memorabili, ma per il riparo al nubrifagio che si è abbattuto su queste contrade. Il vento era talmente forte da trascinare in mezzo alla strada i cassonetti dell'immondizia.

lunedì 10 agosto 2009

Però è buon pensar di bel soggiorno

Ho capito da un pezzo che l'albergatore (tanto più nella versione agrituristica) non è un mestiere per tutti. Occorre, indispensabile, la dote dell'accoglienza. Vedere in una reception il calendario storico del duce non è un buon inizio. Almeno per quei pochi (ma siamo davvero rimasti così in pochi?!) a cui neppure l'ipocrita utilizzo dell'aggettivo storico basta a spegnere il fastidio. Diciamolo anzi meglio: il disgusto. Se poi l'albergatore in questione chiede 40 euro a persona, compreso il bambino di tre anni, per una camera che a stento ne varrebbe 40 in totale e si permette di rispondere "questa è casa mia e faccio i prezzi che voglio", bene, non resta altro che girare l'auto e buon pensare di bel soggiorno.
Tornerei dall'antipatico albergatore solo per dirgli che il suo calendario va appeso al contrario. Per i piedi. (E cortesia fu lui esser villano, mi scuserebbe il Poeta).

domenica 9 agosto 2009

Ahi serva Italia, di dolore ostello

Ciascuno ha avuto modo, io credo, di sperimentare quanto sia distante la realtà dall'immaginazione. Uno per esempio si immagina di fermarsi, casualmente, in un agriturismo dotato di tutti i comfort, con gestori capaci di anticipare ogni sua richiesta. E invece si accorge che nel 2009, in Italia, ancora molto - quasi tutto, ahimè - deve essere fatto in tema di accoglienza e ospitalità. Ma non esistono le scuole alberghiere?!! Ah, ho capito: probabilmente anche lì gli insegnanti hanno il compito di formare più che quello di istruire... Chiuderò un occhio (anzi, stanotte spero di chiuderli tutti e due). Ma l'augurio è di trovare un chirurgo istruito e non uno formato, qualora dovessi finire (tiè) in sala operatoria.

sabato 8 agosto 2009

Sta come torre ferma, che non crolla

Siamo ai preparativi per la partenza. Per alcuni aspetti, mi pare di essere sempre alle prese con dei preparativi. Chissà poi bene per che cosa. Il tempo è la cosa di cui soffro con maggior angoscia la mancanza. Me ne servirebbe davvero tanto, libero, per organizzare al meglio tutti i progetti che ho in mente e invece debbo accontentarmi di miseri ritagli. Cerco però di fare mio il monito virgiliano.
PS: "sta" è imperativo, anche se viene riportato con la grafia senza apostrofo.

venerdì 7 agosto 2009

Ed elli a me: "Nessun tuo passo caggia"

Intrapresa ormai la risalita, la stanchezza si fa sentire. Come nelle camminate in montagna, sarebbe bene non disperdere le energie in percorsi fuori dalla retta via. Ma sento la mancanza di una guida affidabile e lungimirante che mi indichi la strada.

giovedì 6 agosto 2009

Possa trascorrer la infinita via

Ho in mente il Mediterraneo in questi giorni e ripenso a Sciascia. Mi sono dunque fermato all'istante, durante la passeggiata tra gli scaffali, quando ho incontrato il volume sopra raffigurato. E ho deciso di comprarlo al volo (d'altra parte, come resistere alla tentazione di uno sconto del 75%?). Riporto qui un breve brano dell'introduzione dello scrittore siciliano (le foto invece sono di Enzo Ragazzini):
Mentre guardavo il presidente (della Repubblica maltese, ndr) intento alle sue pianticelle di peperoncino (seppi poi che ne coltivava una diecina di varietà: e andavano dal tenue al divampante ardore), fu nella mia mente un quieto cedere e dissolversi del tempo, un confluire in quell'angolo di giardino, in quella figura, di memorie antiche e meno antiche, di miti e di storie, di personaggi e di dei.
Stasera parleremo di Mediterraneo. E forse anche di Sciascia.

mercoledì 5 agosto 2009

Che va col cuore e col corpo dimora

Ho contato 18 semafori tra il magazzeno 2 e casa. Ne ho beccati 7 rossi e non sto a dirvi (paralessi, figura retorica assai cara a Demostene) che tra loro vanno annoverati gli implacabili guardiani di Bellusco. Mane o sera nulla cambia. Sono sempre rossi. Che siano pitturati?
S'i' fosse foco, arderei' li semafori;
s'i' fosse vento, li tempestarei;
s'i' fosse acqua, i' l'annegherei

martedì 4 agosto 2009

Dove l'umano spirito si purga

Ho già detto che non ho particolare simpatia per gli automobilisti incapaci e indisciplinati (e spesso le due categorie si sovrappongono a dar corpo alla temibile genia degli incapaci indisciplinati, vero monstrum a quattroruote). Oggi, tornando dal magazzeno, mi sono fermato a un semaforo rosso. Nella corsia accanto, destinata a quelli che dovevano svoltare a sinistra, un'auto ha bruciato il semaforo per scattare avanti a tutti e proseguire dritto. Proprio in quel frangente proveniva in senso opposto una macchina dei Carabinieri. Io ho fatto verso di loro un gesto della mano molto eloquente, a dire: guardate questi. Nello specchietto retrovisore ho visto che la pattuglia faceva inversione di marcia al semaforo appena citato e si metteva a inseguire la vettura colpevole dell'infrazione. Chissà se sono riusciti a fermare e multare l'indisciplinato guidatore. Dai berretti che indossavano, gli occupanti della macchina mi parevano sudamericani. O.

lunedì 3 agosto 2009

Non avean penne, ma di vispistrello

Non potendo - ancora per qualche giorno - viaggiare, mi limito a pensare alla prossima calata a sud, sulle orme di Federico II e di migliaia di pellegrini, crociati, monaci e banditi. E leggo la Rumizeide 2009, dedicata ad abissi e vulcani del Belpaese, tenendo ben presente che al centro dell'inferno (almeno dell'Inferno) c'è il ghiaccio e non il fuoco.

domenica 2 agosto 2009

Innocenti facea l'età novella

Tra i miei vizi riferibili in pubblico, quello del caffè è uno dei più recenti. Al contempo è uno di quelli a cui cedo più frequentemente, pur restando - io credo - ben al di sotto della soglia d'allarme o solo d'attenzione. Quando esagero, infatti, ne bevo quattro al giorno, compreso quello nel latte a colazione. Devo peraltro confessare che non posso neppure definirmi un amante né tantomeno un cultore della bevanda. Mi piace più che altro il rito di interrompere la noia della routine e il caffè mi pare la soluzione più pratica, economica, facile da reperire. Ai tempi avevo iniziato col succo alla pera, ma da tempo mi dà noia, come tutte le cose dolciastre. Sono poi passato al marocchino alternato col caffè macchiato. Ma c'è un ma. Più di uno, anzi. Il marocchino ognuno lo fa come gli ispira il momento e c'è il rischio, soprattutto con le bariste, che la quantità di cacao scaricato sul contenuto del bicchierino (ho pensato che lo facciano o per invidia - le donne tengono più alla linea degli uomini, e si vede - o per cattiveria) sia tanto esagerata da rovinare l'effetto finale. Alcuni poi utilizzano una crema al cioccolato OLTRE al cacao, rendendo il marocchino un'arma d'ostruzione di massa. Va bene interrompere la routine con qualcosa di dolce, ma non per sempre. Col caffè macchiato invece il problema è la velocità con cui il barista versa il latte nel caffè. Se lo fa troppo in fretta, infatti, viene un brodo primordiale che a me non piace granché (avete presente quella scena di Guerre stellari in cui i protagonisti rischiano di essere schiacciati in una trappola mentre nuotano in una brodaglia?). Dunque, se non sono certo dell'abilità del barista ormai opto per il caffè semplice. Ma anche qui sono rare le volte che ne resto soddisfatto. Non ieri sera, per esempio. Ma a parziale discolpa delle bariste stava la giovane età.

sabato 1 agosto 2009

Oh sovra tutte mal creata plebe


Ho voglia di staccare la spina e rilassarmi un po'. In attesa di poterlo fare, posto L'Amaca di Michele Serra di giovedì, con la quale concordo totalmente. Financo nel punto finale.
Sento alla radio una deputata leghista spiegare che la storia dell'esame di dialetto locale per i professori è un'invenzione della stampa. Che l'intenzione vera è solo chiedere agli insegnanti "rispetto delle tradizioni locali". Non è che cambi un granché. Bisognerà pur cominciare a dire che nelle "tradizioni locali" questo paese affoga come nelle sabbie mobili, che i suoi pochi passi nella modernità li ha fatti non grazie alle "tradizioni locali" ma nonostante o addirittura contro di esse, che lo sforzo nazionale e unitario - sforzo di identità, di concittadinanza, ripeto di modernità - è incompleto e fragile anche per via della grettezza paesana, dei santi patroni, della retorica piccola e immobile sul campanile, la piazza, il porticato, l'aia (oggi il capannone? la rotonda stradale? il discount?), e che negli ultimi vent'anni questo paese ha galoppato all'indietro anche grazie alla Lega, grande vettore di ogni mediocrità provinciale, di ogni complesso di inferiorità "popolare", partito reazionario quanto nessun altro nella storia repubblicana. Imparare l'italiano, diventare italiani e sgrezzarsi da un passato di soggezione e di miseria è stato tutt'uno per milioni di italiani del Nord e del Sud. Punto.